Attualizzare i valori della cooperazione senza tradirne le radici: è questa, per Michele, una delle sfide centrali del fare cooperazione oggi. Un impegno che passa attraverso la capacità di innovare e di rispondere ai bisogni contemporanei con strumenti solidi e inclusivi, affrontando le sfide della transizione digitale, della giustizia sociale e della democrazia nei luoghi di lavoro.
La sua storia personale racconta molto di questo percorso. Pur non essendo mai stato socio di una cooperativa in senso stretto, Michele ha incrociato il mondo cooperativo partendo dal proprio territorio: la costa dell’oristanese, in Sardegna, dove l’incontro con le cooperative della pesca ha acceso la scintilla. Da lì è nato un cammino fatto di formazione per i pescatori, costituzione di nuove cooperative e collaborazione attiva con Legacoop Sardegna, fino all’ingresso in Generazioni.
Per Michele, il coordinamento è stata molto più di una semplice esperienza: è stata una vera e propria scuola di formazione personale e professionale. Ha permesso non solo di conoscere a fondo il movimento cooperativo e i suoi valori culturali e sociali, ma anche di contribuire alla nascita di nuove realtà cooperative e alla crescita della cooperazione giovanile nei territori. Un’opportunità che, senza questo spazio collettivo, sarebbe forse stata vissuta in modo più “freddo”, tecnico, lontano dalla passione che invece l’ha accompagnata. “Generazioni – ha raccontato – mi ha dato l’opportunità di conoscere i territori, non solo il mio. Di costruire percorsi condivisi, di entrare in contatto con cooperative giovani, di formare nuovi cooperatori e cooperatrici. È un’esperienza che ti fa crescere nella cooperazione, ma soprattutto ti fa capire quanto sia importante costruire insieme, partendo dalle relazioni”.
L’esperienza in Generazioni ha anche evidenziato un altro aspetto fondamentale, ovvero l’importanza del rapporto intergenerazionale: se da un lato Legacoop si dimostra accogliente verso i giovani e investe nella crescita di nuovi gruppi dirigenti, dall’altro è necessario continuare a lavorare su un’apertura culturale che consenta ai ragazzi di trovare uno spazio proprio, e di essere ascoltati e responsabilizzati. “Non credo che basti sostituire i vecchi con i giovani. Credo invece in una crescita collettiva, in cui l’autonomia dei giovani si sviluppa anche grazie al dialogo continuo con chi ha esperienza”, ha sottolineato Michele, “perché nel mondo cooperativo, fatto di valori, imprese e persone, la crescita deve avvenire insieme”.
Cooperare, per le nuove generazioni, non è solo un’opportunità economica: è anche una scelta politica, culturale, sociale, un’alternativa concreta allo sfruttamento, alla precarietà, alla solitudine imprenditoriale. “Aprire una cooperativa significa avere un’autonomia condivisa. Crescere con gli altri, condividere responsabilità e rischi. E soprattutto significa non lasciare nessuno indietro, né nel lavoro, né nella vita”. Secondo Michele, è proprio nelle aree marginali del Paese – come nei quartieri fragili delle città e nelle zone isolate – che la cooperazione può sprigionare il suo potenziale trasformativo, contrastando lo spopolamento, rigenerando spazi e relazioni, creando lavoro dignitoso: “Serve però rendere la cooperazione più accessibile ai giovani, superando la percezione che sia uno strumento vecchio o macchinoso. Raccontare meglio la sua forza collettiva, il suo potenziale per costruire futuro”.
“Il nostro compito – conclude Michele – è coltivare le radici della cooperazione, ma guardando avanti, con sguardo aperto e visione collettiva. Perché il futuro, se vogliamo costruirlo davvero, si costruisce insieme”.