Per alcuni, lavorare in cooperativa è una scelta professionale. Per altri, è una necessità economica. Per Aldo, invece, è qualcosa di più profondo: è una forma di identità, un modo per esprimere chi si è e chi si vuole diventare. “La cooperazione per me è un’identità di valori e una condivisione di principi. Non è solo lavoro: è la realizzazione di un percorso di vita. Fare cooperazione oggi vuol dire scegliere chi voglio essere”.
Parole che raccontano molto più di un mestiere: una visione del mondo, fiducia nella collettività, nella partecipazione e nell’agire condiviso. E descrivono anche un percorso di crescita, personale e professionale, di chi ha trovato in Generazioni una casa, uno spazio, una rete capace di valorizzare e amplificare questa visione.
La prima esperienza cooperativa di Aldo nasce da un contesto sociale, quasi spontaneo, ma già fortemente significativo: un circolo culturale nella provincia barese. Entrato come socio, ha potuto curare la direzione artistica di eventi e concerti, contribuendo in prima persona alla vita dell’organizzazione: “Avevo vent’anni, ed è stato un approccio molto giovanile, ma anche molto vero. Ho visto come il modello cooperativo potesse essere uno strumento di aggregazione, espressione e impegno concreto nel territorio”. Da quella prima esperienza, il mondo cooperativo lo ha accompagnato in diverse tappe: prima come educatore in una cooperativa sociale, poi nella sua attuale esperienza in Doc Creativity, cooperativa di lavoro attiva nei settori culturali e creativi, dove vive il modello cooperativo da molteplici punti di vista, ognuno con le sue caratteristiche ma tutti legati da un filo comune: quello dei valori condivisi.
Nonostante la forza di questi valori, Aldo non nasconde le difficoltà che accompagnano chi oggi sceglie di promuovere o fondare una nuova impresa cooperativa: “Il problema principale è la scarsa conoscenza del modello cooperativo. E quando c’è conoscenza, spesso è condizionata da pregiudizi e stereotipi”. Eppure, nelle nuove generazioni, intravede una forte sintonia potenziale con lo spirito cooperativo: “Molti giovani, anche senza saperlo, vivono già pratiche cooperative: in associazioni, collettivi, reti informali. Hanno dentro valori come la partecipazione, la mutualità, il fare insieme. Bisogna però costruire un dialogo che renda questi valori consapevoli, e che permetta loro di vedere nella cooperazione non solo un’idea bella, ma anche un modello d’impresa possibile”.
Ed è proprio nel contesto di Generazioni che ha potuto vivere questa dimensione di confronto e crescita, il coordinamento è stato per Aldo un valore aggiunto imprescindibile. Grazie ad esso ha capito che non ero solo, che la sua idea di cooperazione era condivisa da tanti altri coetanei, anche se venivano da esperienze molto diverse. Per Aldo, Generazioni è molto più di una semplice rete: è una palestra di dialogo e contaminazione. Un luogo dove si intrecciano le storie di giovani cooperatrici e cooperatori da tutta Italia, si condividono difficoltà e successi, strumenti e visioni: “Il bello è che spesso, partendo da contesti diversi, si arriva agli stessi risultati. Questo rafforza il senso di appartenenza. Il mio racconto non è più solo mio, ma diventa collettivo, più solido e più potente”.
Tra le iniziative che più hanno segnato il suo percorso, Aldo cita senza esitazione il progetto CoopD+: un tour formativo organizzato in diverse città italiane, che alterna momenti di formazione, networking, confronto istituzionale e visite alle cooperative locali, dove in ogni tappa c’è la possibilità di conoscere territori e realtà diverse, ascoltare testimonianze, scoprire nuovi modi di fare cooperazione. Questo crea connessioni vere, che poi ognuno può portarsi a casa e rilanciare nel proprio lavoro quotidiano. Altre esperienze significative sono state quelle legate alla riflessione europea, come il percorso promosso da Generazioni in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo, e i grandi appuntamenti di rete come la Biennale di metà mandato, la tappa di Firenze in collaborazione con Indicoo, o gli eventi in programma ad Agrifest in Calabria e a Oristano, sempre incentrati su temi chiave come lavoro, comunicazione, spazi, parità di genere, dialogo intergenerazionale.
Essere giovani nel mondo cooperativo di oggi, per Aldo, è un punto di forza e una necessità per il futuro del movimento, ma con una precisazione importante: non si tratta di sostituire chi c’è stato prima, ma di affiancarsi, creare ponti generazionali e costruire dialogo. “Spesso i giovani parlano tra pari, ma restano chiusi nei loro problemi, magari le soluzioni esistono già, ma sono nelle mani di chi ha più esperienza. Noi possiamo portare il linguaggio, la comunicazione, la freschezza necessaria a rendere accessibili quei saperi. Ma per farlo dobbiamo camminare insieme, non pretendere di farcela da soli. E questo Generazioni lo ha capito molto bene”.
Alla fine, la domanda sorge spontanea: se oggi un giovane under 40 si affacciasse al mondo del lavoro, Aldo gli consiglierebbe di valutare la forma cooperativa per realizzare un progetto imprenditoriale?
La risposta è chiara: sì, almeno come ipotesi da esplorare seriamente. Non dico che la cooperativa sia sempre la risposta giusta, ma è un modello che merita di essere conosciuto e considerato. Perché racchiude valori, partecipazione, democrazia, confronto. E perché può esistere in quasi tutti i settori, offrendo una forma d’impresa collettiva e sostenibile.